Il “dono” di fra Nicola a Gesù bambino (tratto dalle memorie di fra Lorenzo da Sardara)

… A questo punto dal mare dei miei ricordi affiora un episodio che potrebbe catalogarsi tra i fioretti. Mancavano pochi giorni al Natale del 1954. Già da sei anni mi impegnavo ad allestire il Presepio e da tre lo preparavo nel salone attiguo alla Chiesa, perché la gente, che accorreva sempre più numerosa, non disturbasse le funzioni liturgiche. Avendo durante il giorno altre incombenze, mi dedicavo al presepio nelle ore notturne. Il Natale incalzava e c’era ancora molto da fare. Quella sera mi trovavo sul palco, intento a spalmare del gesso liquido sulle montagnette che poi avrei colorato. Erano circa le ore ventuno quando i Frati, terminata la cena, si recavano in Chiesa per ringraziare il Signore della giornata trascorsa e affidare la notte nelle sue mani. Non pochi, vedendo che nel salone c’era la luce accesa, venivano alla spicciolata a farmi visita e vedere come procedeva il lavoro del Presepio. E cominciava il primo: “Caro fratello, quest’anno il Presepio lo apriremo all’Epifania anziché a Natale”. E un altro: “Come Presepio non c’è male, ma se quella casetta a destra fosse più avanti e l’alberello più vicino, ne guadagnerebbe la prospettiva”. E anche il terzo aveva da dire la sua: “Il laghetto così vicino sembra piuttosto una pozzanghera”. Può darsi che quelle osservazioni fossero giuste, ma a me interessava terminare prima di Natale, per cui, quando l’ultimo si girò per andarsene, provai un certo senso di sollievo. Impastato altro gesso, e messa da parte la spatola, continuai a modellare le montagne direttamente con le mani, canticchiando felicemente una melodia natalizia. Sarà trascorsa circa mezz’ora da quando l’ultimo se ne andò e il lavoro procedeva speditamente, quando, all’improvviso, sento scricchiolare la maniglia e la porta aprirsi cigolando lentamente sui cardini. “Ancora“ dissi tra me e quasi seccato non mi voltai neppure a vedere chi era l’inaspettato visitatore. Ma quel passo cadenzato che avrei riconosciuto tra mille mi fece voltare di scatto. Era proprio lui, Fra Nicola, che come al solito, si era attardato in chiesa a pregare: “Avanti, avanti Fra Nicola”, feci io accompagnando le parole con gesto invitante. Fra Nicola si avvicinò, salutò come sempre: “Sia lodato Gesù e Maria”, e  fermo a un passo dal presepio, cominciò ad osservarlo in lungo e in largo, e ogni tanto, con lievi movimenti del capo, esprimeva la sua approvazione. Non fece osservazione e non diede suggerimenti. Del resto, conoscendolo bene, da lui non ne aspettavo. A un certo punto fissando lo sguardo verso la grotta, scarsamente illuminata, si accorse che c’erano i sacri personaggi che vi avevo collocato in anticipo, perché la loro presenza mi dava coraggio. Fra Nicola si portò vicinissimo alla grotta e con le mani conserte stette lì in silenzio per un bel po’. A un certo momento, con mio grande stupore, con voce sommessa, cominciò a cantare: “Tu scendi dalle stelle...” Colmo di meraviglia, mi fermai, mi stropicciai le mani liberandole dal gesso e in punta di piedi scesi dal palco e mi portai di fianco alla grotta, vicinissimo a Fra Nicola che attentamente andavo osservando. Fra Nicola continuava a cantare. La sua voce pareva quella di un bambino, ma ricca di sentimento e di devota unzione. Quando poi giunse alle parole: “O Dio beato, ahi quanto ti costò l’averci amato“ la sua voce divenne tremula per intensa commozione. E poi tacque. Non so se non volle o non riuscì a continuare. Strinse più forte al petto le sue mani conserte tenendo fisso lo sguardo sul Bambinello. Io continuavo a tenere il mio sguardo fisso sul volto di Fra Nicola che sempre più andava illuminandosi di tenera devozione. A un tratto vidi due lacrime sgorgare simultaneamente dai suoi occhi; due grosse lacrime, che scivolando sulla barba, andarono a cadere su un ciuffetto di muschio fresco. Per un attimo, prima di scomparire nel muschio, mi parve che brillassero come due perle. Sì, due perle, il dono di Fra Nicola al Bambino del Presepio, a quel Bambino al quale costò tanto l’averci amato, e che lui, Fra Nicola, tanto amava. Fra Nicola fece ritorno alla sua cella ed io ripresi il mio lavoro, ma la scena di quella notte non si tolse più dai miei occhi. Tutti gli anni, quando si avvicina Natale ed io riprendo a lavorare al Presepio, mi par che Fra Nicola torni a farmi visita, e fermo davanti alla grotta, canti ancora con voce da bambino: “Tu scendi dalle stelle.“…