Il miracolo di fra Nicola da Gesturi si chiama Valeria, un batuffolo di carne, quasi un aborto(1)  - come ebbe a dire qualche medico che la vide subito dopo la nascita - che sfida le leggi della natura, le statistiche mediche, i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, insomma una creatura con una grande voglia di vivere.

Perché quel piccolo feto di sesso femminile, 550 grammi di peso e lungo 30 centimetri, quando viene alla luce, il 21 gennaio 1986 nella Clinica Ostetrico-Ginecologica dell’Università di Cagliari, obbiettivamente non ha molte possibilità di vita.

La prima diagnosi dei medici è di quelle che non lasciano scampo: “Aborto inevitabile alla fine del quinto mese”. La mamma, Maria Giovanna Caschili, 31 anni, infatti, l’ha messa al mondo al termine di sole 23 settimane di gravidanza. Il quadro clinico davanti al quale si trovano i medici del vicino Istituto di Puericultura e Patologia Neonatale dell’Ateneo cagliaritano, dove la piccola è trasferita subito dopo il parto, è molto grave: “Cute rosso-gelatinosa, trasparente. Pannicolo adiposo praticamente assente. Masse muscolari ipotoniche-ipotrofiche”, bradicardia, “un murmure vescicolare notevolmente ridotto su tutto l’ambito polmonare”: dicono le cartelle cliniche.

Con questi parametri le possibilità di sopravvivenza sono praticamente nulle: così dicono letteratura medica e la lunga esperienza dei sanitari. Almeno inizialmente i medici decidono di attuare solamente un’assistenza ordinaria in incubatrice, senza alcun trattamento aggressivo e invasivo. Le condizioni di quella creatura – Valeria è il nome che le viene dato con il battesimo amministrato, per l’eccezionalità del suo stato, subito dopo la nascita – sono così precarie da rendere impossibile perfino eseguire il monitoraggio delle principali funzioni vitali: la pelle sottile e gelatinosa non permette il posizionamento degli elettrodi, anche l’intubazione è ritenuta difficoltosa per le piccole dimensioni della trachea. Inoltre, se la morte è quasi certa nel volgere di poche ore, perché fare di quel corpicino una centrale di fili, tubi, macchinari e sonde? (2)

Pietro Atzori, 35 anni, di professione portalettere, non sa niente di medicina. Vede anche lui le dimensioni di quella creatura sua figlia, si accorge che è molto più piccola di un neonato normale. Può solo sperare che il tempo metta tutto a posto. Ma i medici devono dire la verità e non possono alimentare nei genitori speranze vane. “ Ci dissero di farci forza – racconterà in seguito il papà di Valeria – perché la bambina non si sarebbe salvata; che eravamo giovani e avremmo potuto avere altri figli” (3). Magra consolazione per una vita che, appena arrivata, si vede fuggire via. Per una paternità attesa da dieci anni, cercata e voluta anche col ricorso, da parte della madre di Valeria, a speciali cure mediche. E’ una situazione disperata.
Quando le vie umane sono bloccate in genere i cattolici sollevano gli occhi al cielo e mettono in moto le risorse generate della fede. Pietro Atzori e Maria Giovanna Caschili fin dall’inizio della gravidanza avevano messo la nascitura sotto la protezione di fra Nicola(4), un uomo di Dio non estraneo alla religiosità dei due giovani. Maria Giovanna nella chiesa di Sant’Ignazio, dove dal 1980 riposano le spoglie del fraticello di Gesturi, ha fatto la Prima comunione. Nel santuario sul colle di Buoncammino sono di casa tutti i cattolici cagliaritani. La preghiera a fra Nicola è di regola quando si visita il convento di Sant’Ignazio. E proprio a fra Nicola si rivolge il 21 gennaio Pietro Atzori appena lasciata la clinica “Macciotta” dove da un’ora dopo la nascita si trova ricoverata la piccola Valeria battezzata immediatamente a causa della sua vita a rischio. Una puntata nella chiesa dei cappuccini, nella speranza di trovarla aperta. Pietro Atzori sa bene che la forza della preghiera supera le porte chiuse del convento e può cominciare a depositarsi sopra la tomba di “frate silenzio “ in attesa di un dialogo diretto tra un padre disperato e fra Nicola. Il 22 gennaio papà Pietro, prima di recarsi in clinica per stare vicino a Valeria si reca al convento, davanti alla tomba di fra Nicola. Nella cappella dell’Immacolata, sotto lo sguardo della Vergine e alla presenza di fra Nicola, pregare è più facile, e anche confidare speranze e timori a un frate disposto ad ascoltare la sua storia e quella della sua bambina in lotta con la morte. Una immagine di fra Nicola e una della Madonna delle Grazie sono il segno – donato da quel figlio di sant’Ignazio - i simboli di un dialogo spirituale tra un uomo che prega e chiede aiuto e il Cielo che si prepara ad ascoltarlo. Le fa sistemare nell’incubatrice che racchiude la sua bambina(5), che ha una gran voglia di vivere e non mostra segni evidenti di cedimento.
Dopo 12 ore, “Complessivamente – si legge nei referti medici - la piccola Valeria mostrava una certa potenzialità vitale, straordinaria rispetto a quanto atteso per la sua età gestionale…Teoricamente…i suoi organi, e soprattutto i suoi polmoni, non avrebbero potuto consentire la sopravvivenza” (6). E’ la vita che chiede spazio e alla vita bisogna aprire non sentieri ma autostrade. Avanti, dunque, con tutte le cure rese possibili dall’assistenza attiva: terapia intensiva, indagini strumentali e di laboratorio per il controllo dei parametri metabolici e della funzione respiratoria. Ma non è stato facile.. Quelle vene, sottilissime quasi come un capello e un filo di seta, rendevano difficile l’alimentazione per via venosa, successivamente integrata con l’alimentazione naso-gastrica; l’intubazione oro-tracheale praticamente impossibile nei primi 15 giorni di vita. Un filo di vita appesa al disegno della Provvidenza che consente a quel corpicino nei primi giorni di resistere alle infezioni, al cattivo funzionamento dei polmoni, alle crisi respiratorie che numerose si ripetono nei primi due mesi di vita. 

“Le difficoltà affrontate, e via via superate, sono state enormi. La pelle era talmente fragile e delicata che si ulcerava con facilità in tutte le zone che erano a contatto col lenzuolino… All’età di 10 giorni ebbe una setticemia che richiese trattamento antibiotico intensivo… Alla dicianovesima giornata di vita i polmoni apparivano danneggiati da enfisema interstiziale diffuso e successivamente da displasia broncopolmonare. Nei primi due mesi di vita si verificarono numerose crisi di cedimento dell’attività respiratoria (111 crisi di arresto respiratorio, tra cui 12 prolungate e gravi, con necessità di rianimazione) e cardiaca. Nei primi mesi si sviluppò anche una grave osteoporosi, tipica dei prematuri di altissimo grado con frattura spontanea del polso sinistro”. (7)
Una lotta per la vita che Valentina combatte con quelle due immagini che rimangono lì, inizialmente bene in vista, poi un po’ più nascoste, sotto il materassino, dopo la protesta di alcuni medici. La bambina impiega quattro mesi per vincerla accompagnata in processo terapeutico graduale per il raggiungimento di quella normalità fisica richiesta dai medici che il 28 maggio 1986 la dimettono, in braccio ai genitori, 4 mesi e 7 giorni dopo la nascita. Nella Clinica “Macciotta” i camici bianchi sono soddisfatti: grazie alla loro opera una creatura si inoltra nel mondo, ma sono consapevoli, e lo dicono con chiarezza, che la sopravvivenza di Valeria è un fatto naturalmente inspiegabile.(8)

La “maturazione-guarigione” di Valeria ha messo in crisi – come si è visto – le certezze dei medici, spettatori attivi di un processo vitale straordinario con protagonista un esserino, che il cosiddetto “calo fisiologico” aveva ridotto a 460 gr. . Una bella impresa non solo per Valeria – sempre in regime di cure e sorveglianza intensive, prima nella sezione rianimazione e poi nelle incubatrici - ma anche per i medici far crescere quel corpicino. Inizialmente l’alimentazione, attraverso un sondino naso gastrico, prevedeva la somministrazione di una goccia di latte al minuto, diventate 2-3 gocce al minuto intorno ai 30 giorni di vita. Il primo pasto al biberon è una conquista arrivata a 3 mesi di età.

Dubbi e prudenza, compagni naturali di scienziati, ricercatori, uomini di cultura, sono messi in crisi dalla guarigione di Valeria. Diciassette tra medici e paramedici dell’Istituto di Puericultura e di Patologia Neonatale del’Università di Cagliari il 29 gennaio 1988 scrivono in una relazione: “ Nella nostra personale esperienza avevamo già ricoverato altri bambini di 23 settimane di età gestazionale, tutti deceduti entro le prime ore di vita… Il personale medico e paramedico del nostro istituto, conscio delle limitazioni della terapia intensiva neonatale in questi bambini estremamente prematuri, che vengono considerati quasi esseri con immaturità degli organi vitali incompatibile con la vita, è d’accordo nell’affermare che dove non è potuta giungere la scienza, altra mano ha fatto sì che Valeria potesse vivere ( e vivere bene !!) .(9)

“Un’altra mano” che Pietro Atzori e Maria Giovanna Caschili riconoscono nel buon Dio per l’intercessione di fra Nicola, che i due genitori felici ringraziano nel modo più tradizionale e cristiano che ci sia. “La prima cosa che facemmo all’uscita dall’ospedale – racconta un felice papà – fu quella di recarci nella chiesa di Sant’Ignazio e, malgrado l’ora scomoda, erano circa le 13, un frate cappuccino ci fece entrare”. Per il tempo necessario a mettere Valeria sopra la tomba di fra Nicola. Per grazia ricevuta.

 

Mario Girau

                                                                                                                                                                             
                                                                                                                     
 

 

 

 

 

 

 

 

[1] POSITIO SUPER MIRACULO, Roma, 1998, “Fattispecie cronologica” pag. 3

[2] POSITIO, “Summariun super miro” , Relazione medica del prof. Francesco Chiappe, pag. 256

[3] POSITIO, “Summarium  super miro”, Relazione del Sig. Pietro Atzori, padre della piccola Valeria, pag. 286

[4] POSITIO “Summarium super miro”

[5] POSITIO “Summarium super miro”Relazione del sig. Piero Atzori pag. 286

[6] Summarium, pag. 256

[7] Summarium pagg. 254-255

[8] Summarrium: pag. 17 e segg: “Si tratta sicuramente di un fatto eccezionale” testimonia il prof. Francesco Chiappe, Direttore della clinica  di patologia Neonatale al Processo diocesano sul presunto miracolo. Dott.ssa Daniela Rosatelli (medico): “”La spiegazione adeguata della sopravvivenza di Valeria non può, a mio parere, essere spiegata solo con cause naturali, ma bisogna rifarsi  a un qualcosa di soprannaturale”.  Dott. Roberto Rosatelli (aiuto medico nella Clinica di Patologia neonatale, terapia intensiva):”Per me il fatto naturalmente rimane inspiegabile”.

[9] Summarium, pag. 270